SolePower: la nuova energia

Tra le invenzioni più ingegnose arrivate dagli Stati Uniti c’è sicuramente quella della soletta per le scarpe in grado di produrre energia elettrica mentre si passeggia. La soletta funziona con batterie e chiavetta USB ed è capace di produrre una certa quantità di energia in base ai chilometri che si percorrono a piedi. Non è importante camminare ad una velocità più o meno spedita, ma quel che conta è camminare e marciare per il numero maggiore possibile di chilometri per produrre l’energia necessaria a ricaricare qualsiasi gadget e qualsiasi diavoleria tecnologica.

La soletta che produce energia elettrica

Ad ogni passo, un escursionista rilascia l’energia sufficiente per accendere una lampadina. Per questo motivo, Matt Stanton, un ingegnere appassionato di trekking, ha creato una soletta in grado di immagazzinare l’elettricità. Il dispositivo può essere utilizzato per ricaricare un telefonino ed è molto più efficiente dei caricatori a energia solare. Per tre anni, Stanton, ha lavorato fianco a fianco con Hahna Alexander, una studentessa di ingegneria della Carnegie Mellon University, per creare il SolePower.

Invece di usare piezoelettrici e altri metodi poco efficienti e ingombranti, per generare elettricità, la coppia ha utilizzato alcuni componenti simili a quelli che si trovano nelle dinamo. Il risultato è stato una soletta removibile che pesa meno di 140 g compresa di batteria con USB. Con l’attuale versione del SolePower che sarà disponibile entro l’anno, per ricaricare uno smartphone occorre camminare per 24 km. Ma la nuova versione sarò anche in grado di ricaricare un iPhone con meno di 8 km di cammino.

Come funziona SolePower: la soletta che produce elettricità

L’idea di produrre energia camminando, rappresenta da sempre una delle aspirazioni maggiori di ingegneri e specialisti che si adoperano nella ricerca di soluzioni destinate ad abbattere i consumi di energia elettrica.

  1. Tramite rotori magnetici, una trasmissione converte l’energia del tallone che si posa al suolo, in energia rotazionale.
  2. Il movimento dei rotori incanala la corrente all’interno di alcune bobine di filo.
  3. Attraverso un cavo, l’elettricità passa dalla soletta ad una batteria agli ioni di litio posizionata sopra ai lacci della scarpa.

Gli inventori di questa soletta sono: Hahna Alexander e Matt Stanton, l’azienda che l’ha prodotta è Sole Power LLC e il costo dello sviluppo fino ad oggi è stato di circa 240.00 €. Attualmente, sul mercato questa invenzione è tra le più appetibili in commercio.

Kill switch: il mastino dello smartphone

Un sabato come tanti altri, qualcuno rubò l’IPhone di Kristine Swartz dal suo armadietto della palestra. In un primo momento ne fu molto contrariata – i telefoni sono costosi e fare la relativa denuncia di furto alla polizia fa perdere tempo con ben poca speranza di recupero – poi ha considerato altri fattori.

Difendere il cellulare dai ladri

Ci sono tantissimi dettagli a cui non aveva pensavo fino a quando il suo telefono non è finito nelle mani di qualcun altro. Fortunatamente si può utilizzare la funzione di iOS, kill switch a il si Blocco attivazione, per disattivare da remoto il telefono. Si, il kill switch è un’opzione che consente al proprietario dello smartphone di disattivare tutte le applicazioni e ed il sistema operativo e di cancellare la memoria del telefono, trasformandolo in un fantastico fermacarte.

Questo, quindi, rende uno smartphone ì decisamente meno appetibile per i ladri. Secondo il Norton Cybercrime Report, in tutta Europa tre cittadini 10 hanno perso o hanno subito il furto del proprio e cellulare. II costo medio per la sostituzione si aggira intorno ai 122 euro, ma purtroppo in Italia il prezzo sale.

Tutte le app che tutelano gli smartphone

La Cellular Telecommunications & Internet Association (CTIA) insiste sul fatto che il kilt switch non sia necessario. Al contrario, afferma che gli utenti dovrebbero invece proteggere i telefoni con delle password e installare delle applicazioni come Prey o Cerberus, che offrono funzionalità simili al kill switch. In realtà. la maggior parte delle persone non è così attenta. Secondo un sondaggio di Consumer Reports meno della metà degli utenti imposta un codice di protezione sul proprio dispositivo e chi lo fa usa password poco efficaci. Inoltre, due terzi degli utenti preferiscono restare collegati a tutti account.

Al posto del kill switch, in partnership con la Federal Communication Commision (ECC), ha recentemente sviluppato un proprio sistema di protezione antifurto. L’associazione fa un elenco dei numeri ID dei telefoni segnalati come rubati e i vettori concordano nel non riattivare i telefoni che sono nella lista nera E certamente meglio di niente, ma il database si applica solo all’Europa e agli Stati Uniti e tantissimi telefoni rubati finiscono al di fuori di questi Paesi. Un i Phone sul mercato nero a Hong Kong, per esempio, può fruttare fino a 2000 dollari. Allora, perché la CTIA si oppone ad un interruttore killer? Alcuni ipotizzano che sia un’operazione per poter vendere delle assicurazioni Per una tassa nominale mensile, gli utenti potrebbero assicurare i telefoni contro danni o furti.

In ogni caso Google e Microsoft fanno sapere che presto il kill switch verrà implementato anche ai loro dispositivi. Al più tardi nel 2015 anche Android e i Nokia con Windows Phone a potranno beneficiare di questo sistema di sicurezza. Rimangono però dei dubbi Fa meiricana Electronic Frontier Foundation sostiene che se la presenza di default di questa opzione su ogni telefono consentirebbe alle autorità di bloccare indiscriminatamente i dispositivi, un rischio questo che la democrazia non si può permettere.

Vaccini e autismo: quali prove scientifiche?

L’autismo è un disturbo neuro psichiatrico che fa paura a molte famiglie, per tanti motivi. Innanzitutto colpisce i bambini piccoli, spesso in maniera quasi improvvisa ed è difficile intervenire: non esistono, infatti, trattamenti universali e i pochi disponibili: non esistono, infatti, trattamenti universali e i pochi disponibili sono poco efficaci.

L’importanza dei vaccini e l’incubo autismo

Questo rende l’autismo, ancora oggi nonostante i progressi della medicina e della scienza, una patologia misteriosa e per giunta in leggero aumento. Ed è proprio questo mistero, questa difficoltà nell’identificare il colpevole, a spingere le stesse famiglie a cercare possibili imputati. Uno di questi sono i vaccini e in particolare quello trivalente, così chiamato perchè serve ad immunizzare il corpo da morbillo, parotite e rosolia. Ma come mai sono in molti a credere che tra le vaccinazioni e l’autismo ci possa essere un legame? Cerchiamo di ripercorrere tutta la storia.

I vaccini sono una delle invenzioni più importanti dell’umanità perchè hanno permesso, in poche decine di anni, di salvare milioni di vite umane, riducendo drasticamente – è addirittura debellando – molte malattie che un tempo erano mortali. Una fra queste era il morbillo, patologia estremamente contagiosa che oggi viene percepita come lieve. In realtà si calcola che fino al 1980 le morti a causa del morbillo fossero circa 2 milioni all’anno. Fortunatamente grazie alle vaccinazioni, i decessi, dovuti principalmente alle complicanze, oggi sono molto meno e l’incidenza del morbillo è scesa a meno dell’1% nelle persone sotto i 30 anni.

Stati Uniti ed Europa: percentuali a confronto sul vaccino

Rispetto agli Stati Uniti, la situazione in Europa è più preoccupante e variegata, a causa dei frequenti focolai epidemici che si sono diffusi negli ultimi anni, E’ ancora drammatica, invece, in alcune zone del pianeta, dove le condizioni igieniche sono basse e la copertura vaccinale non è sufficiente. Il vaccino MPR è stato autorizzato negli anni Settanta e raccomandato in tutto il mondo da più di vent’anni. Generalmente viene somministrato a bambini intorno all’età di un anno.

Verso i 5-6 anni di età, prima dell’inizio delle scuole, si dà ai bambini una seconda dose per immunizzare i soggetti che eventualmente non erano stati immunizzati con la prima. Solo in casi eccezionali questa seconda dose è somministrata a breve distanza dalla prima, ma sempre con un intervallo minimo di quattro settimane. Il periodo di somministrazione del vaccino e di comparsa dei sintomi dell’autismo è lo stesso e questo è un elemento chiave per le preoccupazioni sul possibile legame vaccino-autismo.

Guitar Wing in aiuto per i chiattaristi

La chitarra è tra gli strumenti musicali che appassionano di più sia grandi che piccini. La passione per questo strumento tutto sommato semplice da suonare, in effetti, può iniziare da bambini oppure in tarda età. Qualsiasi sia l’età in cui si decide di imparare, quel che è certo è che il suono può essere perfezionato con uno dei tanti accessori per chitarre che esistono.

Imparare a suonare la chitarra da piccoli

Quel che è certo è che imparare a suonare la chitarra da piccoli è molto più semplice rispetto allo sforzo che lo strumento necessita in età adulta. Da piccoli, infatti, si è molto più ricettivi all’apprendimento rispetto a quanto accada da grandi ed è per questo che la maggior parte dei genitori tende ad avvicinare i bambini alla musica da piccolissimi per svelarne eventuali abilità più o meno nascoste.

Suonare la chitarra, quindi, può risultare straordinariamente semplice da piccoli e per imparare non è necessario – oggi – prendere lezioni da un maestro di chitarra ma ci si può limitare esclusivamente a seguire con attenzione uno dei tanti tutorial presenti on line, anche in formato video, che spiegano passo passo come iniziare a suonare partendo dagli spartiti più semplici.

Guitar Wing: i nuovi e moderni accessori per chitarra

Per chi è già un chitarrista professionista, gli accessori e gli strumenti per perfezionare il suono non mancano mai. Tra i più moderni ed interessanti in commercio c’è sicuramente il Guidat Wing. Un normale sistema MIDI, Musical Instrument Digital Interface che serve per mixare insieme più strumenti musicali elettronici, è molto scomodo da utilizzare durante una performance sul palco.
Ogni volta che un musicista deve fare delle modifiche, è costretto ad abbandonare il suo strumento.

Per questo motivo, alcuni chitarristi hanno inventato un MIDI wireless, chiamato Guitar Wing. Si può applicare su qualsiasi chitarra in pochi secondi e permette di controllare da vicino e senza alcuno sforzo gli effetti sonori e persino le luci del palco. Jay Smith e i suoi colleghi hanno recentemente ridisegnato i pulsanti per renderli più performanti il tutto per la nuova versione che sarà lanciata presto sul mercato ad un costo di circa 160 euro.

Il Guitar Wing ha tre caratteristiche fondamentali:

  • Tasti sensibili ai vari gradi di pressione che permettono di modificare gli effetti sonori.
  • Tre cursori che consentono di controllare il volume, abbassare le luci sul palco e molto altro ancora.
  • Un accelerometro che consente il controllo su dispositivi semplicemente spostando la chitarra.

L’Italia non è un paese di uragani

Come la storia insegna fortunatamente in Italia, a differenza degli Stati Uniti, il panorama dei disastri ambientali non è cosi ampio e si può ricondurre principalmente a due fenomeni: alluvioni e terremoti.

Quanta paura i terremoti

Nel primo caso, parliamo di cataclismi naturali potenziati da un sottofondo di negligenza, incuria ed inosservanza delle norme di sicurezza. Secondo un recente rapporto del Corpo Forestale dello Stato, 1’82% del totale dei comuni italiani pari al 10% della superficie del territorio italiano, si trova in aree ad elevato rischio idrogeologico. In cima alla classifica delle regioni a maggior rischio idrogeologico, con il t00% dei comuni esposti. troviamo la Calabria, il Molise, la Basilicata, l’Umbria, la Valle d’Aosta. oltre alla provincia di Trento.

A causa delle frane e delle alluvioni, secondo la Coldiretti, in Italia dal 1960 ad oggi sono morte oltre 4mila persone. Con i cambiamenti climatici. sottolinea sempre la Coldiretti, è sempre più urgente investire nella prevenzione. Eppure negli ultimi venti anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione, spiega l’associazione. ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni.
Questo argomento, soprattutto dopo la catastrofe in Abruzzo nel 2009. ha assunto una risonanza esponenziale.

La pericolosità sismica italiana è molto forte soprattutto nei territori appenninici ma anche in altre zone, ed è causata essenzialmente da tre fattori:

  • La particolare posizione geostrutturale della nostra penisola, collocata tra la superplacca africana e quella euroasiatica.
  • La sua ‘giovinezza’ geologica e morfologica.
  • La sua diffusa ‘fragilità’ litologica per la grande presenza, sull’Appennino, di sedimenti terrigeni spesso caoticizzati dalla loro travagliata genesi e, in pianura, da sedimenti spesso soffici e in falda. Calcagni sottolinea anche la necessità e l’importanza di rivedere le classificazioni sismiche. ‘La grande vulnerabilità sismica italiana – dichiara – deriva solo in parte da carenze costruttive. Essa dipende infatti anche da progettazioni basate su norme sismiche che, nel tempo, hanno sempre fatto riferimento a classificazioni sismiche di arcaica concezione, fondate su macrozonazioni a volte già vecchie ed inadeguate al momento della loro emanazione per un determinato territorio e che non hanno mai ben considerato l’approccio locale, delle condizioni geologico-sismiche del singolo territorio e del singolo sito su cui si progettava l’opera.
  • Dal 2011 ad oggi, sono stati programmati studi di Microzonazioni Sismiche. soprattutto di primo livello, per 1.660 comuni, di cui circa 500 già eseguiti e validati. I primi dati che ci giungono da questi studi confermano che la quasi totalità dei territori italiani per le loro caratteristiche geologiche e morfologiche è realmente predisposta a dare, in occasione di sismi intensi amplificazioni sismiche locali e diffusi fenomeni di instabilità locale, quali frane e liquefazioni.

Il ginocchio fa crack? Un impianto lo ripara

Lo stress a cui sono sottoposte le ginocchia dei giocatori di basket, dovuto ai continui salti e cambiamenti repentini di direzione, può portare danni cartilaginei, provocando la fine anticipata della carriera agonistica di un giocatore. Per decenni, l’intervento chirurgico per lesioni di questo tipo, consente nel fare dei piccoli fori nell’osso del ginocchio volti a stimolare la ricrescita tissutale, era la procedura standard. Ma la cartilagine che ne deriva ha una matrice più fibrosa rispetto a quella di origine, e questo può impedire un ritorno al gioco a livelli alti. Scopriamo come.

Giocare dopo un brutto colpo? Da oggi si può

Oggi, la ricerca ha fatto enormi passi in avanti per consentire a questi sportivi di avere una vita sportiva brillante più a lungo possibile. Infatti, se in passato dopo un incidente grave alle ginocchia era impensabile per un giocatore di basket tornare a giocare al livello standard, oggi non è più così e il merito è sicuramente delle più recenti ed innovative tecniche di cura delle ginocchia.

  1. Trapianto osteocondrale autologo: È efficace nelle lesioni cartilaginee a tutto spessore, irregolari o con perdita di sostanza. La tecnica prevede il prelievo di un cilindro di osso rivestito da cartilagine e il successivo reimpianto in modo da ripristinare l’area lesionata. Dopo essersi sottoposti al trapianto osteocondrale autologo, il 75% degli atleti sotto i 25 anni ha mantenuto lo stesso livello agonistico di prima.
  2. Impianto di condrociti autologhi: Usato per trattare lesioni di grandi dimensioni, l’ACI (Impianto di Condrociti Autologhi) prevede il prelievo di un campione di cartilagine da una zona non portante. I condrociti vengono isolati dal tessuto e coltivati in laboratorio in apposite piastre per 3-4 settimane. Le nuove cellule vengono poi collocate su una matrice biodegradabile e “incollate” sull’area danneggiata il processo in due fasi richiede un’operazione chirurgica a cielo aperto e fino ad un anno di riabilitazione, il che dissuade alcuni atleti.
  3. Impianti di nuova generazione: Anche se non ancora disponibili in Paesi come gli USA, il MACI (Matrix-lnduced ACI) e il NeoCart si stanno dimostrando delle grandi promesse in Europa. Il MACI è essenzialmente un AO one-step: infatti si completa nell’arco di un unico intervento ed il tempo di riabilitazione è minimo. Analogamente, il NeoCart, che è in fase 2 di sperimentazione da parte della Food and Drug Administration, impianta del collagene su un’impalcatura biodegradabile.

Difendere la casa con l’intelligenza artificiale

Quando si è fuori città per il week end spesso non ci si gode appieno della lontananza da casa, per la paura di ritrovare brutte sorprese al ritorno. Specie in un momento di crisi, infatti, la probabilità che i ladri facciano visita in un appartamento quando i proprietari sono fuori è notevolmente alta. Scopriamo insieme come difendere casa con Canary, uno strumento ad intelligenza artificiale

Come difendere la casa con un dispositivo ad intelligenza artificiale

Per chi vuole tenere d’occhi la casa anche quando è fuori, nella maggior parte dei casi ci si affida a sofisticati sistemi di sicurezza, in grado di realizzare aggiornamento video dal vivo con tanto di sensori multipli e accesso remoto. L’aspetto negativo però riguarda il costo d’installazione che spesso è particolarmente alto ma anche quello delle bollette mensili. Questi apparecchi ultra tecnologici infatti consumano moltissima energia, per cui non sono esattamente alla portata di tutte le tasche. L’alternativa vincente potrebbe essere un moderno dispositivo tecnologico che si chiama Canary: si tratta di un sistema di sicurezza con otto sensori ambientali diversi gestiti grazie all’intelligenza artificiale. Si attacca direttamente alla presa, si connette ad una rete wifi o ethernet e, da quel momento, inizia una registrazione di tutti i dati domestici.

Una volta che gli utenti cominciano ad interagire con il Canary, un algoritmo impara i loro orari giornalieri, riducendo al minimo i falsi allarmi. Un’app, poi, consente agli utenti di rivedere gli eventi che sono stati ritenuti sospetti oppure aggiornamenti video dal vivo. Il dispositivo avvisa l’utente con una notifica quando rileva attività insolite in casa, come un movimento, il rumore di qualcosa che si rompe, un suono brusco o semplicemente diverso dal solito. E grazie all’intelligenza artificiale, Canary, non scambierà mai il vostro cane per un intruso.

Come rileva le minacce Canary?

Canary è in grado di rilevare particolari tipi di minacce grazie a diversi dispositivi. L’accelerometro, ad esempio, è in grado di segnalare un terremoto; un sensore per la qualità dell’aria rileva eventuali fughe di gas; il sensore per l’umidità rivela la presenza di un tubo rotto; il rilevatore di movimento a raggi infrarossi è in grado di capire se ci sono ladro in casa; il microfono registra i rumori di eventuali rotture di infissi o finestre; la fotocamera a visione notturna registra video con la presenza di eventuali ladri e un termometro interno rileva se c’è fuoco vivo in casa.

La bici che non ha bisogno di manutenzione

Complice la crisi economica e il relativo crollo del mercato automobilistico, le biciclette oggi sono più alla moda che mai. Belle, pratiche e a basso consumo, le biciclette stanno diventando il mezzo di trasporto preferito da milioni di italiani che le usano per andare a lavoro o per andare a fare shopping indistintamente.

Ad un uso frequente del mezzo, però corrisponde una manutenzione altrettanto frequente che spesso può essere oggetto di noia per i proprietari di bici. Ecco perchè qualcuno ha pensati bene di inventare le biciclette che non hanno bisogno di manutenzione.

L’invenzione di Weiner

Ogni mercato sa che le parti in movimento si deteriorano col tempo e David Weiner, fodnatore di Priority Bicycles, lo sa meglio di chiunque altro. Per sei anni, Weiner ha riparato biciclette e nella maggior parte dei casi le richieste erano sempre le stesse: rettifica del cambio, regolazione dei freni, ingrassaggio delle catene e sostituzione delle camere d’aria.

Anche se Weiner alla fine abbandonò il suo lavoro per una carriera nello sviluppo di software, il suo amore per la manutenzione delle bici non è mai venuto meno. Così, qualche anno più tardi, ha deciso di porre fine alle inefficienze della manutenzione delle bici una volta per tutte. Con un telaio in alluminio leggero, antiruggine e la rimozione di certi fissaggi, Weiner ha creato qualcosa che aveva sempre sognato: una bici che non necessita di manutenzione.

Caratteristiche della bicicletta che non ha bisogno di manutenzione

La bici senza manutenzione è dotata di queste caratteristiche:

  • Mozzo interno: Al posto del sistema di cambio classico, questa bici ha un mozzo interno a tre velocità. Il mozzo permette alla cinghia di trasmissione di rimanere fissata all’ingranaggio della ruota posteriore, quindi ci sono meno problemi con la fuoriuscita della cinghia stessa.
  • Catena: Le catene metalliche sono soggette alla ruggine e si allentano nel tempo. I sistemi di trasmissione a cinghia invece durano fino a 10 volte più a lungo, non richiedono mai un ingrassaggio e consentono una pedalata più agevole.
  • Freni: I cavi dei freni a lungo andare possono perdere la tensione. Con il freno a contropedale, invece, basta spingere i pedali un quarto di giro indietro e pigiare di più o di meno in base all’esigenza.
  • Pneumatici: I pneumatici resistenti alle forature sono realizzati con uno strato duro, ma flessibile che impedisce agli oggetti di infilzarsivi. In dotazione, c’è anche una pompa.