Il ginocchio fa crack? Un impianto lo ripara

Lo stress a cui sono sottoposte le ginocchia dei giocatori di basket, dovuto ai continui salti e cambiamenti repentini di direzione, può portare danni cartilaginei, provocando la fine anticipata della carriera agonistica di un giocatore. Per decenni, l’intervento chirurgico per lesioni di questo tipo, consente nel fare dei piccoli fori nell’osso del ginocchio volti a stimolare la ricrescita tissutale, era la procedura standard. Ma la cartilagine che ne deriva ha una matrice più fibrosa rispetto a quella di origine, e questo può impedire un ritorno al gioco a livelli alti. Scopriamo come.

Giocare dopo un brutto colpo? Da oggi si può

Oggi, la ricerca ha fatto enormi passi in avanti per consentire a questi sportivi di avere una vita sportiva brillante più a lungo possibile. Infatti, se in passato dopo un incidente grave alle ginocchia era impensabile per un giocatore di basket tornare a giocare al livello standard, oggi non è più così e il merito è sicuramente delle più recenti ed innovative tecniche di cura delle ginocchia.

  1. Trapianto osteocondrale autologo: È efficace nelle lesioni cartilaginee a tutto spessore, irregolari o con perdita di sostanza. La tecnica prevede il prelievo di un cilindro di osso rivestito da cartilagine e il successivo reimpianto in modo da ripristinare l’area lesionata. Dopo essersi sottoposti al trapianto osteocondrale autologo, il 75% degli atleti sotto i 25 anni ha mantenuto lo stesso livello agonistico di prima.
  2. Impianto di condrociti autologhi: Usato per trattare lesioni di grandi dimensioni, l’ACI (Impianto di Condrociti Autologhi) prevede il prelievo di un campione di cartilagine da una zona non portante. I condrociti vengono isolati dal tessuto e coltivati in laboratorio in apposite piastre per 3-4 settimane. Le nuove cellule vengono poi collocate su una matrice biodegradabile e “incollate” sull’area danneggiata il processo in due fasi richiede un’operazione chirurgica a cielo aperto e fino ad un anno di riabilitazione, il che dissuade alcuni atleti.
  3. Impianti di nuova generazione: Anche se non ancora disponibili in Paesi come gli USA, il MACI (Matrix-lnduced ACI) e il NeoCart si stanno dimostrando delle grandi promesse in Europa. Il MACI è essenzialmente un AO one-step: infatti si completa nell’arco di un unico intervento ed il tempo di riabilitazione è minimo. Analogamente, il NeoCart, che è in fase 2 di sperimentazione da parte della Food and Drug Administration, impianta del collagene su un’impalcatura biodegradabile.